Negli Stati Uniti si sono formate lunghe code ai seggi, mentre gli elettori si recavano alle urne per far sentire la propria voce. A New York, le interviste hanno rivelato una forte opposizione a Donald Trump da parte di alcuni elettori, insieme a preoccupazioni per il potere politico, le disuguaglianze economiche e i controlli sull’immigrazione. Altri hanno espresso riserve sul Partito Democratico e sulla sua direzione.

Sandra Douglas, ex dirigente nel settore dei media che ora lavora come assistente di volo, ha detto di aver votato per i Democratici perché vuole che la democrazia venga ripristinata e che si affrontino le disuguaglianze sociali. Ha descritto il voto come un modo per opporsi a quello che considera autoritarismo politico.

Jesse K., intervistato dopo aver votato al Baruch College, ha detto di aver sempre sostenuto i Democratici e di volere un partito che lavori per tutti. Ha indicato l’aumento dei prezzi e le attività dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), affermando che alcuni pazienti immigrati hanno paura di rivolgersi a un medico perché temono di incontrare gli agenti.

Francesca Leoni, cittadina statunitense, ha detto di aver votato Democratico in tutte le consultazioni, ma di essere pessimista sulla capacità delle elezioni di riparare quella che ha definito una democrazia indebolita dal potere delle aziende. Ross McProc, che si è definito repubblicano sul piano fiscale e democratico su quello sociale, ha scelto di non votare perché non si sentiva rappresentato né da Trump né dal movimento «woke».

Un elettore nato in Italia che ha chiesto di non essere nominato ha detto che votare era importante per partecipare alla vita del Paese in cui vive e che migliorare le condizioni di vita delle persone dovrebbe essere una priorità. Anche l’insegnante Mario F. ha sostenuto i candidati democratici, affermando che le elezioni offrono agli elettori la possibilità di influenzare la direzione del Paese e le politiche sull’immigrazione. Ha sostenuto che l’immigrazione dovrebbe essere gestita senza «caccia alle streghe» e ha detto che New York dovrebbe bilanciare lo sviluppo con i diritti delle persone.

Vivian Salomon, democratica moderata, ha detto di sentirsi sempre più a disagio per la direzione del partito, citando quella che considera una svolta eccessivamente socialista e livelli inaccettabili di antisemitismo. Nella corsa alla carica di governatore di New York, ha preferito il repubblicano Bruce Arthur Blakeman alla democratica Kathy Hochul, dicendo di volere un contrappeso alle politiche del sindaco Zohran Mamdani, che ritiene troppo ideologiche e dannose per le finanze della città.

Fonti: ANSA Mondo.