Il Regno Unito ha sanzionato 15 alti comandanti delle Forze di supporto rapido (RSF) e delle Forze armate sudanesi (SAF), affermando che sono sospettati di violenze sessuali durante l’assedio e la conquista di El Fasher. Le misure, annunciate nel primo anniversario della caduta della città, comprendono divieti di viaggio e congelamenti dei beni.
Il Foreign Office ha dichiarato di auspicare che l’azione faccia sì che «gli orrori avvenuti a El Fasher siano conosciuti in tutto il mondo». Tra gli obiettivi delle sanzioni figurano il colonnello delle RSF Hussein Abu Jalak, collegato ad atrocità commesse durante l’assedio, e Al-Nour Ahmed Adam, noto anche come «Al-Qubba», indicato come una figura di primo piano nell’attacco.
Durante la conquista della città da parte delle RSF, si ritiene che fino a 10.000 persone siano state uccise nell’arco di due giorni. Secondo le informazioni citate nel rapporto, altre 40.000 persone risultano tuttora irreperibili. Le uccisioni sono avvenute dopo un assedio durato 18 mesi, che ha lasciato i civili alle prese con gravi carenze di cibo; centinaia di migliaia di persone sono state costrette a sopravvivere nutrendosi di mangime per animali.
Si ritiene che a El Fasher siano rimaste meno di 70.000 persone, rispetto a una popolazione di oltre 1 milione prima della guerra. Le testimonianze raccolte all’interno della città descrivono detenzioni, torture e uccisioni illegali sistematiche.
In una dichiarazione, la Coalition on Atrocity Prevention and Justice for Sudan ha affermato che le vittime non saranno dimenticate e si è impegnata a continuare a chiedere che i responsabili siano chiamati a risponderne. Secondo il rapporto, il conflitto più ampio in Sudan ha costretto 14 milioni di persone ad abbandonare le proprie case e ha fatto sempre più ricorso alla guerra con i droni; i recenti attacchi delle RSF hanno causato interruzioni di corrente in tutto il Sudan orientale.
Fonti: The Guardian World.