Il sospettato dell’attacco a Trappes, in Francia, ha tentato il suicidio mentre era in custodia, ha riferito Le Figaro il 3 novembre. Il 39enne, identificato come Kévin T., avrebbe cercato di impiccarsi nella sua cella. È stato portato in ospedale per alcune ore prima di essere ricondotto in carcere lo stesso giorno. Una fonte vicina al caso ha dichiarato che la sua vita non era in pericolo.
I suoi avvocati, Baptiste Bellet ed Elliot Amzallag, hanno espresso rammarico per la divulgazione di informazioni che hanno descritto come appartenenti alla vita privata del loro assistito. Hanno detto di volere che la sua detenzione avvenisse nelle migliori condizioni possibili, affinché le indagini potessero proseguire serenamente, e hanno aggiunto che il tentativo sollevava interrogativi sul suo stato psicologico, che richiedeva un’approfondita valutazione medica.
L’attacco è avvenuto il 23 ottobre a Trappes e La Verrière, nel dipartimento degli Yvelines. Secondo quanto riportato, Kévin T. era alla guida quando ha ucciso un francese di 26 anni di origine africana e ferito altre sette persone, quattro delle quali in modo grave. La Procura nazionale antiterrorismo ha inoltre conteggiato 22 persone che non sono state colpite fisicamente, ma i cui veicoli sono stati raggiunti da proiettili o che sono state prese di mira senza riportare ferite.
Kévin T. è stato incriminato e posto in custodia cautelare il 29 ottobre. I procuratori hanno dichiarato che aveva ammesso di aver preso di mira persone musulmane, africane o nordafricane. È accusato di omicidio e tentato omicidio nell’ambito di un’impresa terroristica, con una presunta motivazione discriminatoria basata sulla razza, l’etnia, la nazionalità o la religione.
Il sospettato ha quattro precedenti condanne; la più recente risale al 2012. Ha riferito di avere problemi psicologici e di fare un uso intenso di droghe dall’età di 13 anni. I procuratori hanno dichiarato che, al momento dell’attacco, gli esami avevano rilevato cannabis e cocaina nel suo sangue, oltre a sostanze compatibili con farmaci antipsicotici e antidepressivi. Un procuratore ha riferito che, secondo un medico, l’affermazione di Kévin T. di essere affetto da schizofrenia era una sua interpretazione personale, non una conclusione medica.
Fonti: Le Figaro.