Il Washington Post ha affermato che la partenza di Flávio Bolsonaro per gli Stati Uniti mette in luce i problemi della democrazia brasiliana. In un editoriale pubblicato mercoledì, il giornale ha scritto che il senatore è arrivato a Miami tre giorni dopo aver perso il secondo turno delle elezioni presidenziali, temendo un’imminente incarcerazione.
L’editoriale, intitolato “Quando i giudici diventano pubblici ministeri”, ha affermato che la fuga di Bolsonaro non dimostra la sua innocenza nei procedimenti penali a suo carico. Il giornale ha però sostenuto che la sua apparente convinzione di non poter ricevere un processo equo costituisce un’accusa contro il sistema democratico brasiliano.
Il Post ha inoltre criticato quella che ha definito un’eccessiva concentrazione di potere nella Corte suprema federale (STF), affermando che i giudici hanno assunto i ruoli di investigatori, pubblici ministeri e giudici nei casi riguardanti gli attacchi alla democrazia e la diffusione della disinformazione.
L’editoriale ha indicato in particolare il giudice Alexandre de Moraes, che ha ordinato il sequestro dei passaporti di Bolsonaro. Ha inoltre citato l’ordinanza di Moraes del 2024 che ha bloccato la piattaforma social X in tutto il Brasile e imposto ad Apple e Google di rendere più difficile per gli utenti accedere a software in grado di aggirare il divieto. Il giornale ha descritto tale decisione come un grave attacco alla libertà di espressione.
Secondo il Post, la concentrazione di potere presso la STF rischia di indebolire la fiducia dell’opinione pubblica nel sistema giudiziario e di creare incertezza per cittadini e investitori. L’editoriale ha affermato che lo Stato di diritto richiede un’autorità fondata su leggi e costituzioni, procedure prevedibili, rimedi efficaci, sanzioni proporzionate e garanzie per gli imputati.
Fonti: Folha Mundo.