L'Algeria ha ufficialmente abbandonato il suo dogma di decenni sulla non intervento autorizzando il dispiegamento di unità della sua Armata Nazionale Popolare (ANP) in Niger. Questa decisione, ratificata dai deputati e dai senatori il 25 ottobre, rappresenta una svolta storica per la nazione del Nord Africa, che ha mantenuto questo marcatore ideologico di sicurezza sin dall'indipendenza ottenuta nel 1962. La mossa segnala l'ambizione dell'Algeria di riconquistare la sua influenza nel Sahel, una regione che considera il suo "cortile", dopo essere stata efficacemente emarginata dall'arena all'inizio degli anni 2020.

Il precedente ritiro dell'Algeria dai suoi confini meridionali è stato accelerato da un'ondata di colpi di stato sovranisti in Mali nel 2020, in Burkina Faso nel 2022 e in Niger nel 2023. Queste giunte hanno inizialmente espulso le forze francesi e occidentali più ampie prima di dirigere la loro opposizione verso l'Algeria. In risposta a questa offesa diplomatica, Algeri ha teso un ramo d'ulivo, che la giunta di Niamey ha accettato come una corda di salvezza in mezzo ai continui pericoli per la sicurezza. Sebbene questo ritorno in Niger preceda una potenziale normalizzazione simile alla frattura più violenta vissuta con il Mali, le indicazioni attuali suggeriscono che il processo assumerà una dimensione più diplomatica che militare.

La ratifica parlamentare è stata resa possibile dalla revisione costituzionale del 2020, che ha legalmente permesso il primo dispiegamento di truppe al di fuori dei confini nazionali. Questo sviluppo introduce l'Algeria in una nuova era caratterizzata dall'incertezza, trasformando il paese da mediatore di conflitti a potenza classica che adotta posture assertive sui palcoscenici esterni. Tuttavia, questo spostamento strategico comporta il rischio di esporre Algeri ad accuse di neo-imperialismo mentre cerca di contrastare l'influenza degli Emirati Arabi Uniti, del Marocco e della Libia del Maresciallo Haftar nella regione.

Fonti: Le Monde International.