Martedì 3 novembre, la Corea del Nord ha negato ogni responsabilità per il furto record di criptovalute ai danni di Binance, dopo che l’FBI ha accusato il gruppo di hacker nordcoreano TraderTraitor di averlo perpetrato. La perdita è stata stimata in 6,3 miliardi di dollari, pari a circa 5,6 miliardi di euro.
Kim Yo Jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un, ha liquidato le accuse statunitensi come «assurde» e ha accusato Washington di cercare di danneggiare l’immagine internazionale di Pyongyang. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa statale KCNA, ha definito l’accusa una grave provocazione politica e ha affermato che la Corea del Nord si oppone agli atti dolosi nel cyberspazio.
L’FBI ha dichiarato che TraderTraitor era responsabile del furto ai danni di Binance e ha collegato il gruppo all’attacco informatico del 2025 contro la piattaforma di criptovalute Bybit, durante il quale sono stati rubati 1,5 miliardi di dollari. TraderTraitor è considerato parte di Lazarus, una vasta rete di criminalità informatica affiliata ai servizi di intelligence nordcoreani.
In precedenza, gli Stati Uniti avevano attribuito alla Corea del Nord l’attacco a Bybit, che all’epoca era stato descritto come il più grande furto di criptovalute della storia. Kim Yo Jong ha affermato che l’ultima accusa fa parte di un tentativo di presentare la Corea del Nord come responsabile di crimini informatici in tutto il mondo.
Un rapporto dell’esercito statunitense del 2020 affermava che l’unità di guerra informatica della Corea del Nord, il Bureau 121, contava 6.000 membri operativi in diversi Paesi. Nel 2024, il servizio di intelligence sudcoreano ha stimato in 8.400 il numero di operatori informatici nordcoreani.
Fonti: Le Monde International.