La Corte Internazionale di Giustizia (CIJ), l'organo giudiziario più alto delle Nazioni Unite, emetterà la sua sentenza il 19 novembre per determinare se la repressione esercitata dal Myanmar contro la minoranza Rohingya costituisca un genocidio. Questa decisione segue una causa intentata sette anni fa dal Gambia, che sostiene che le azioni brutali del Myanmar violano la Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio.
Per decenni, il Myanmar ha esercitato una severa repressione contro questo gruppo etnico prevalentemente musulmano, al quale è stato revocato il diritto di cittadinanza dal potere al governo. Sebbene la corte con sede all'Aia non abbia l'autorità di far rispettare direttamente le sue decisioni, un verdetto favorevole al Gambia eserciterebbe una significativa pressione politica sul Myanmar. Un tale esito sarebbe inoltre accolto come un atto di giustizia per centinaia di migliaia di persone Rohingya colpite da questi eventi.
Fonti: Le Figaro.