Israele ha fornito intelligence agli Stati Uniti affermando che l'Iran sta contemplando la dispiegamento di armi chimiche contro i suoi avversari. Secondo funzionari statunitensi e regionali, queste informazioni hanno suscitato allarme presso alcuni decisori politici americani, generando al contempo un profondo scetticismo in altri.

Una parte dei funzionari dell'amministrazione interpreta l'intelligence israeliana come una componente di una campagna di pressione orchestrata dal governo del premier Benjamin Netanyahu. La loro valutazione suggerisce che l'obiettivo sia persuadere l'amministrazione Trump a ri-impegnarsi in operazioni militari su larga scala contro l'Iran. Al contrario, altri funzionari sostengono che queste minacce meritino una seria considerazione, citando una recente serie di avvertimenti riguardanti i preparativi dell'Iran per colpire gli interessi americani.

Israele ha anche diffuso porzioni di questa intelligence a funzionari dei paesi del Golfo. Diversi di questi interlocutori regionali hanno espresso dubbi sul fatto che l'Iran stia attivamente sviluppando piani per l'uso di armi chimiche. Invece, credono che Israele stia tentando di costringere gli Stati Uniti e i suoi alleati a far escalare il conflitto in una fase più intensa.

Il contesto storico relativo alle capacità chimiche iraniane risale a decenni fa. Nel 2003, l'Iran ha riconosciuto di aver sviluppato tali capacità durante la guerra Iran-Iraq degli anni '80, ma ha affermato che questi programmi sono stati successivamente smantellati. Negli ultimi anni, tuttavia, gli Stati Uniti hanno affermato pubblicamente nelle loro valutazioni annuali di intelligence non classificate che l'Iran probabilmente mira a continuare le attività di ricerca e sviluppo relative alle armi chimiche.

Fonti: The New York Times World.