Migliaia di studenti si sono riuniti nelle città di tutto il Brasile il 1º novembre per protestare contro le violenze ai danni delle comunità indigene, una settimana dopo la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza. Le manifestazioni chiedevano la fine degli omicidi e si sono svolte mentre venivano segnalati attacchi iniziati durante la campagna presidenziale.

L’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile (APIB) ha registrato 40 episodi che hanno coinvolto persone indigene tra luglio e ottobre, in media uno ogni tre giorni. La maggior parte dei casi segnalati riguarda i Guarani-Kaiowá, che chiedono la demarcazione delle terre ancestrali nel Mato Grosso do Sul, dove i produttori di soia occupano il territorio.

Dopo il primo turno di votazioni del 4 ottobre, gli incendi dolosi e le minacce di invadere le terre indigene hanno destato preoccupazione. Le violenze sono state attribuite agli allevatori di bestiame allontanati da quelle terre, convinti che il candidato di estrema destra Flavio Bolsonaro, in testa a Lula dopo il primo turno, avrebbe vinto e avrebbe permesso loro di riprendere il controllo.

Le comunità indigene speravano che la rielezione di Lula avrebbe allentato le tensioni. Il presidente di sinistra è descritto come un difensore dei diritti indigeni, ma gli episodi registrati dall’APIB riguardano il periodo fino a ottobre.

Fonti: Le Monde International.