Massimiliano Alvini sta attualmente affascinando la Serie A con il Frosinone, assicurandosi vittorie inaspettate, inclusa una decisiva vittoria per 5-1 contro il Lecce e un trionfo sul Como. Questo successo segue la promozione della squadra dalla Serie B nella stagione scorsa, rappresentando il culmine di una carriera definita da perseveranza e innovazione tattica. Ora al suo 26° anno consecutivo come allenatore, Alvini ha accumulato quasi 500 presenze in panchina sia a livello professionistico che amatoriale.

Nonostante la recente vittoria ad alto profilo, Alvini rimane umile riguardo alla posizione della squadra. Ha sottolineato che accumulare 17 punti è insufficiente per gli obiettivi a lungo termine e ha enfatizzato la necessità di un duro lavoro continuo. L'allenatore ha evidenziato il progresso del giocatore Raimondo e della squadra nel suo insieme, affermando la sua filosofia secondo cui la squadra deve dettare il flusso delle partite invece di aspettare le opportunità. Ha espresso soddisfazione personale per il fatto che i tifosi abbiano apprezzato le prestazioni, notando che nessuno in Italia si aspettava una tale traiettoria all'inizio della campagna.

Il percorso di Alvini verso la massima serie è iniziato in circostanze umili in Toscana. Dopo una modesta carriera da giocatore al Signa, dove si è descritto come mediocre ma curioso e intelligente, è passato all'allenamento in condizioni difficili. Si allenava su piccoli campi illuminati da un unico riflettore difettoso, ricorrendo talvolta ai fari delle auto, mentre guadagnava uno stipendio mensile di 700.000 lire. Per sostenersi durante questi anni, ha lavorato come rappresentante di vendita di scarpe, viaggiando attraverso la Toscana con suo fratello.

Ha utilizzato queste rotte di viaggio per studiare i metodi di allenatori rinomati come Maurizio Sarri, Antonio Conte e Vincenzo Montella, che considerava maestri. Tuttavia, cita Corrado Orrico come la sua principale influenza, ricordando come abbia osservato le sessioni di allenamento di Orrico al Lucchese nel 1991. Alvini ha adottato l'uso da parte di Orrico di una "gabbia" con barriere basse per l'allenamento, una tecnica che utilizza ancora oggi al Frosinone.

La sua svolta professionale è arrivata tardi; ha raggiunto i ranghi professionistici all'età di 45 anni dopo aver ottenuto un triplete con il Tuttocuoio nel 2010, vincendo il campionato di Eccellenza, la Coppa Toscana e la Coppa Italia nazionale. La sua prima esperienza in Serie A si è conclusa con il suo licenziamento dal Cremonese, che attribuisce a una mancanza di coraggio nell'implementare le sue idee piuttosto che alla sfortuna. Al Frosinone, tuttavia, ha recuperato quella fiducia, guidando la squadra alla promozione con una vittoria per 5-0 sul Mantova e continuando a sorprendere gli avversari nella massima divisione.

Alvini si descrive come un allenatore curioso che studia figure come Luis Enrique e Jurgen Klopp, ma afferma di aver sperimentato determinate soluzioni tattiche molto prima che diventassero popolari. Nota che ha utilizzato calci piazzati diretti per costringere gli avversari più in basso durante il suo periodo in Promozione quindici anni fa. Sebbene riconosca il valore dei dati, mantiene che le partite sono alla fine decise da sforzi individuali e momenti specifici piuttosto che dalle sole statistiche.

Fuori dal calcio, Alvini rimane connesso alla sua famiglia a Fucecchio, dove sua moglie lavora come commercialista. Passa il tempo lontano da casa leggendo autobiografie, ammirando in particolare la leadership di Sergio Marchionne, e guardando il film "The Damned United" (I dannati dell'United). Si rammarica di non aver imparato l'inglese prima, ma sta attualmente studiando la lingua. La sua ambizione finale rimane quella di allenare la nazionale italiana, un sogno ispirato dal vedere Giancarlo Baldini servire come allenatore ad interim.

Fonti: La Repubblica.