Migliaia di lavoratori e studenti si sono radunati a Torino il 30 ottobre per uno sciopero generale organizzato dal Sindacato di Base (Usb), unito a Usi-Cit, Cobas, Sindacato Sociale di Base e collettivi studenteschi tra cui Osa, Cambiare Rotta e Cua. La manifestazione, iniziata alle 9:30 in Piazza Palazzo di Città, si è svolta sotto lo slogan centrale "Abbassate le armi, alzate i salari". Gli organizzatori dell'Usb hanno dichiarato che oltre 50.000 persone hanno partecipato alla marcia, che ha percorso il tragitto dal Municipio attraverso Via Milano e Porta Palazzo fino alla sua conclusione prevista in Piazza Derna, nel quartiere di Barriera di Milano.
La protesta ha messo in luce profonde preoccupazioni riguardo al costo della vita e alle spese governative per la difesa. Maximiliano Maranesi, operaista logistico e membro dell'Usb, ha sottolineato che l'aumento dei costi del carburante ha reso il lavoro insostenibile per molti autotrasportatori, notando che un pieno di gasolio è raddoppiato da 1.500 a 3.000 euro. Ha sostenuto che i fondi allocati all'industria militare dovrebbero invece migliorare le condizioni di lavoro e i salari per le generazioni future. I rappresentanti studenteschi hanno fatto eco a questi sentimenti, con Zeno Lazzari di Osa Torino che ha descritto una partecipazione "straordinaria" mentre gli studenti si mobilitavano contro un governo che converte miliardi nel riarmo europeo invece di investire nelle scuole e nelle università.
Le tensioni sono emerse presto nella giornata quando due cassonetti di letame sono stati scaricati davanti al Municipio prima dell'inizio della marcia. Lorenzo Montanari dell'Usb ha spiegato l'atto come un'espressione di rabbia verso le istituzioni internazionali, il governo nazionale e i partiti di opposizione locali per il mantenimento di una politica di guerra. Più tardi, si sono verificati scontri in Via Po e Via Rossini tra la polizia e manifestanti autonomi. Un gruppo separato di studenti legati a Cua e Askatasuna si è staccato dalla processione principale, forzando le linee della polizia per dirigersi verso le stazioni di Porta Susa e Porta Nuova. Questo gruppo scissionista ha causato significativi disagi, portando alla chiusura di diverse entrate delle stazioni come misura precauzionale, sebbene i titolari dei biglietti siano stati ancora ammessi.
La manifestazione principale ha annunciato l'intenzione di continuare oltre Piazza Derna per bloccare l'ingresso della tangenziale vicino al rotatoria della Sfinge. Nel frattempo, il gruppo scissionista studentesco si è diretto verso Via Po e Piazza Castello, con alcuni manifestanti che hanno scalato un monumento in Corso Vittorio per sventolare bandiere e lanciare fumogeni. La polizia è stata dispiegata in forze a Porta Nuova, chiudendo l'accesso su Corso Vittorio mentre teneva aperte le porte laterali per i viaggiatori.
Le reazioni politiche all'evento sono state nettamente divise. Fabrizio Ricca del partito Lega ha condannato i disagi, affermando che la città era stata presa in ostaggio da un gruppo scissionista che rifiutava le direttive della polizia, lasciando autobus e tram bloccati nonostante non ci fosse uno sciopero ufficiale nei trasporti pubblici. Al contrario, Chiara Appendino, ex sindaco di Torino e attuale deputata del Movimento 5 Stelle, ha difeso i manifestanti come persone che lottano per il loro futuro contro un costo della vita esploso. Ha criticato i tentativi di etichettare i dimostratori come criminali violenti, notando che molti stavano semplicemente cercando un posto nella società. Marco Grimaldi dell'Avs ha partecipato anche lui al raduno, indossando abiti neri per mostrare solidarietà ai giovani detenuti dalla polizia esclusivamente per il loro abbigliamento.
Il movimento si è esteso oltre Torino, con circa 2.000 studenti che hanno marciato a Cuneo contro il costo della vita e il riarmo. La manifestazione di Cuneo, organizzata da vari gruppi locali tra cui Non Una di Meno e Rifondazione Comunista, si è conclusa al Parco della Resistenza per una sessione di dialogo aperto. A Torino, testimonianze individuali hanno sottolineato la pressione economica sui partecipanti; Giuseppe, studente e commesso, ha notato di non poter più permettersi generi alimentari dignitosi o l'affitto, mentre l'insegnante Maria Speranza ha evidenziato le famiglie che faticano a pagare libri scolastici e pasti.
Fonti: La Repubblica.