A Kisvarda, in Ungheria, è emerso un senso di speranza a seguito della decisione giudiziaria di mantenere l'ex Ministro dello Sviluppo Nazionale Miklos Sesztak in prigione. Mercoledì sera, 28 ottobre, è stato confermato che Sesztak rimarrà detenuto fino ad almeno il 30 gennaio 2027. Il funzionario, che ha prestato servizio dal 2014 al 2018 ed è stato posto in custodia cautelare il 30 settembre, è sospettato di aver accettato tangenti in tre casi di appalti pubblici. Il suo caso è diventato un simbolo degli sforzi anticorruzione guidati dall'attuale governo del Primo Ministro Peter Magyar.
Magyar, un leader di centrodestra, ha assunto il potere a maggio dopo sedici anni di governo del nazionalista Viktor Orban. La detenzione di Sesztak rappresenta un precedente storico, poiché nessun ministro è stato imprigionato in Ungheria dalla caduta del regime comunista nel 1989. Questa azione legale segue gli arresti dell'ex Ministro della Cultura Balazs Hanko, che ha prestato servizio dal 2024 al 2026, e dell'ex Governatore della Banca Centrale Gyorgy Matolcsy, che ha ricoperto la carica tra il 2013 e il 2025.
Sandor Lederer, fondatore dell'ONG anticorruzione K-Monitor, osserva che questi arresti hanno dato a molti ungheresi l'impressione che le nuove autorità stiano finalmente affrontando un dossier che genera forti aspettative pubbliche. Lederer spiega che la promessa di Magyar di combattere la corruzione ha aiutato a unificare un elettorato diversificato convincendo gli elettori che avrebbe rimosso una struttura di potere che non desideravano più. Molti cittadini sentivano che mentre gli amici del partito Fidesz di Orban si arricchivano, il paese diventava più povero, rendendo qualsiasi debolezza percepita in quest'area inaccettabile per l'opinione pubblica.
Fonti: Le Monde International.