In mezzo alle crescenti paure di una potenziale ripresa dei raid aerei degli Stati Uniti contro l'Iran, i leader politici delle nazioni del Golfo e dei loro partner mediorientali si sono riuniti a Manama, in Bahrein, per lanciare un appello unitario alla de-escalation. Durante la Conferenza su Geopolitica e Sicurezza tenutasi dal 30 ottobre al 1 novembre, organizzata dall'Istituto Internazionale per gli Studi Strategici, questi funzionari hanno temporaneamente messo da parte le rivalità storiche per sottolineare le implicazioni disastrose di un nuovo conflitto ad alta intensità tra Washington e Teheran.

Gli oratori dell'evento hanno sottolineato che la loro attuale influenza dipende in gran parte dalla retorica e dalla capacità di appellarsi a un pubblico internazionale. Anwar Gargash, consigliere diplomatico del presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed Ben Zayed Al Nahyane, si è rivolto all'assemblea il 1 novembre a nome dei paesi del Golfo. Ha dichiarato che un nuovo ciclo di confronto non è nell'interesse della regione, sebbene abbia espresso scetticismo sul raggiungimento di una svolta diplomatica. Gargash ha notato che, mentre circolano voci, la distanza logica tra le posizioni americana e iraniana suggerisce che la regione deve prepararsi al peggio.

L'urgenza della situazione è stata ulteriormente sottolineata dal ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, che il giorno prima aveva avvertito che qualsiasi nuova escalation militare sarebbe più grave e distruttiva dei conflitti precedenti. Abdelatty ha specificato l'impatto potenziale che un tale offensivo potrebbe avere sulla sicurezza alimentare ed energetica regionale. Nonostante le loro preoccupazioni condivise, i leader hanno riconosciuto un senso di rassegnazione riguardo alla natura imprevedibile della crisi imminente.

Fonti: Le Monde International.