La Corte suprema degli Stati Uniti ha respinto una richiesta d’urgenza dell’amministrazione del presidente Donald Trump, che chiedeva di far accantonare alla California circa 20.000 schede elettorali sulla base di accuse secondo cui potrebbero essere state consegnate a persone non cittadine degli Stati Uniti. La decisione è arrivata poche ore dopo che il governo aveva presentato il caso alla Corte, e dopo aver già perso nei tribunali di grado inferiore.
L’amministrazione aveva chiesto alla California di tenere separate le schede mentre venivano verificate le identità delle persone coinvolte. Solo i cittadini statunitensi possono votare alle elezioni federali, ha sostenuto il governo. Le accuse riguardano la distribuzione delle schede nello Stato; la fonte non riferisce che sia stato accertato il voto di persone non cittadine.
Il caso è arrivato alla Corte Suprema un giorno prima che gli americani fossero chiamati a votare alle elezioni di metà mandato, che determineranno tutti i seggi della Camera dei rappresentanti e circa un terzo di quelli del Senato. La California è tradizionalmente uno Stato in cui i democratici sono molto forti.
Trump ha ripetutamente messo in dubbio l’integrità delle elezioni statunitensi. Di recente ha definito corrotte le elezioni in California e ha affermato che vi sarebbero stati milioni di voti non validi, senza fornire prove, secondo quanto riportato. Ha inoltre continuato a sostenere di aver vinto le elezioni presidenziali del 2020, un’affermazione che è stata smentita ripetutamente.
Il presidente è da tempo in conflitto con il governatore democratico della California, Gavin Newsom, considerato un possibile candidato democratico alla presidenza nel 2028. Le elezioni di metà mandato, che si tengono in prossimità della metà del mandato presidenziale di quattro anni, sono tradizionalmente considerate un referendum sull’amministrazione. Storicamente, durante le elezioni di metà mandato il partito del presidente perde quasi sempre seggi al Congresso.
Fonti: Der Spiegel.