Un giudice dell’Audiencia Nacional spagnola sta indagando per accertare se i gioielli sequestrati all’ex primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero siano stati davvero realizzati in Arabia Saudita, come da lui dichiarato. José Luis Calama ha incaricato l’unità della polizia nazionale specializzata in reati economici, l’UDEF, di identificare il produttore associato a un marchio trovato sui gioielli.
I gioielli sono stati sequestrati durante una perquisizione nell’ufficio di Zapatero il 19 maggio. In un’ordinanza, Calama ha dichiarato che, se necessario, l’UDEF poteva chiedere aiuto a Interpol ed Europol. Ha formulato la richiesta dopo aver ricevuto una perizia commissionata alla gioielleria Yanes.
La perizia ha stimato il valore dei gioielli in un milione di euro, ma ha osservato che era difficile risalire alla loro identità e provenienza, poiché i marchi disponibili fornivano poche informazioni. Su tutti i gioielli è stato rilevato lo stesso marchio, il che fa pensare che avessero una provenienza comune; tuttavia, i segni non erano sufficienti a determinarne l’origine.
Il marchio è rettangolare, con una “T” maiuscola al centro, il numero 18 a sinistra e una “K” a destra. La perizia ha affermato che l’indicazione 18K si riferisce alla purezza del metallo e che il produttore potrebbe avere un nome che inizia con la T. Calama ha osservato che i marchi apparivano incompatibili con gli standard di identificazione della Comunità economica europea, degli Stati Uniti e dei Paesi arabi.
In un atto depositato in tribunale, Zapatero ha dichiarato che i gioielli gli erano stati regalati dal re dell’Arabia Saudita nel 2007, quando era primo ministro. La perizia ha inoltre rilevato che Paesi come la Thailandia, l’India, la Cina, alcuni Stati dell’Asia centrale e la Turchia potrebbero avere requisiti meno rigorosi per l’identificazione dei gioielli.
Calama continua a indagare su Zapatero per sospetto contrabbando e frode fiscale. La Procura anticorruzione gli ha chiesto di aggiungere l’accusa di appropriazione indebita di fondi pubblici.
Fonti: La Vanguardia.