Andrea Kimi Antonelli è diventato il più giovane campione del mondo di Formula 1 in Messico a 20 anni, due mesi e sette giorni, nella sua seconda stagione nella categoria. L’italiano è il primo campione nato nel XXI secolo e supera Sebastian Vettel, che aveva 23 anni quando vinse nel 2010; Lewis Hamilton, 23 anni nel 2008; Fernando Alonso, 24 anni nel 2005; e Max Verstappen, 24 anni nel 2021.
All’Autódromo Hermanos Rodríguez, ad Antonelli bastava arrivare nono se George Russell o Lewis Hamilton avessero vinto. Nessuno dei due lo ha fatto: Verstappen ha vinto, e Antonelli ha chiuso terzo partendo quarto in griglia, nei 71 giri, assicurandosi il titolo.
La stagione di Antonelli è stata costruita sulla regolarità e sull’audacia. Ha ottenuto nove vittorie e 15 podi in 19 gare con la W16 della Mercedes, descritta come la vettura migliore secondo il nuovo regolamento semi-elettrico. Dopo alcuni errori iniziali nelle partenze, ha conquistato un podio in Australia e poi cinque vittorie consecutive, diventando il più giovane leader del campionato nella storia in Giappone a 19 anni e sette mesi. A Monaco, nel primo quarto della stagione, conduceva con 66 punti di vantaggio e si era già affermato come favorito per il titolo davanti al compagno di squadra Russell.
La sua vittoria a Monza partendo 19º in griglia è stata la seconda più grande rimonta nella storia della F1, dietro solo al successo di John Watson partito 22º negli Stati Uniti nel 1983. Il risultato ha anche posto fine a lunghe astinenze italiane: è diventato il primo pilota italiano a vincere una gara in 20 anni, dai tempi di Giancarlo Fisichella in Malesia nel 2006; il primo italiano a essere in testa al campionato dai tempi di Fisichella; il primo a vincere a Monza in 60 anni, dai tempi di Ludovico Scarfiotti nel 1966; e il primo campione italiano dai tempi di Alberto Ascari nel 1953, 73 stagioni prima.
La Mercedes ha sostenuto Antonelli fin dai tempi del karting, con Toto Wolff che lo ha individuato presto. Sergi Ávila, preparatore fisico con base a Barcellona proveniente dall’INEFC de Montjuïc, ha iniziato a lavorare con lui nel 2022, quando Antonelli correva e vinse nella F4 italiana, e si è trasferito a Bologna per restargli accanto. Ávila si è occupato di forma fisica, psicologia e logistica e vive con lui a San Marino. Peter Bonington, in passato ingegnere di pista di Hamilton, e il padre di Antonelli, Marco, ex pilota di vetture turismo e GT, fanno anch’essi parte del suo nucleo di fiducia.
Alcuni specialisti hanno sostenuto che Antonelli non abbia il talento grezzo di Verstappen, Hamilton o Alonso, osservando che era sesto nella categoria che precede la F2, dietro ai rivali Gabriel Bortoleto e Isack Hadjar. Alonso ha messo in dubbio le sue qualità. Àlex Palou, cinque volte campione IndyCar, ha definito il titolo pienamente meritato, citando quanto pochi errori abbia commesso Antonelli a un’età così giovane e la sua velocità, e lo ha collocato tra i migliori piloti moderni insieme a Verstappen, Alonso e Hamilton.
L’ascesa di Antonelli segue una difficile prima stagione, conclusa al settimo posto con quattro ritiri, e un debutto nel 2024 come terzo pilota a Monza terminato contro il muro. Nel 2026 ha trasformato quei dubbi in convinzione con un pacchetto Mercedes potente, e il suo successo ha conquistato i tifosi italiani, che lo hanno abbracciato e hanno messo da parte la Ferrari a Monza dopo la sua vittoria in rimonta.
Fonti: La Vanguardia.