I chatbot di intelligenza artificiale potrebbero incoraggiare una maggiore spesa per i farmaci favorendo quelli di marca, secondo uno studio dell’Università metropolitana di Osaka pubblicato su Nature Health. La ricerca ha esaminato le risposte di cinque modelli avanzati in migliaia di scenari clinici simulati.
L’analisi ha riguardato Claude Sonnet 4.6, GPT-5.4, Gemini 3.1 Flash, Llama 4 e MegGemma. Nel 97,5% dei casi, un singolo marchio commerciale dominava la raccomandazione principale degli algoritmi, escludendo alternative generiche più economiche descritte come identiche. I suggerimenti dell’IA corrispondevano alle prescrizioni effettive dei medici nel 29,7% delle risposte.
Secondo il ricercatore principale Daiju Ueda, le raccomandazioni riguardavano soprattutto farmaci con una forte visibilità online, compresi prodotti che comparivano in evidenza nelle ricerche su Google o disponevano di pagine Wikipedia dedicate. Ciò suggerisce che le scelte dei sistemi fossero influenzate dall’esposizione commerciale più che dalla sola efficacia clinica.
Lo studio ha inoltre rilevato che l’IA selezionava le opzioni più costose disponibili nel 74,5% delle risposte rispetto alle raccomandazioni professionali tipiche. Se quei suggerimenti fossero trasferiti direttamente nelle prescrizioni mediche, i costi annuali di acquisto aumenterebbero di circa 55,6 milioni di dollari, ovvero quasi 50 milioni di euro, rappresentando un incremento del 1.019% dei costi di acquisto dei farmaci prescritti.
I ricercatori hanno affermato che i risultati evidenziano la necessità di valutare l’IA sanitaria per individuare eventuali distorsioni nella selezione dei prodotti e nella gestione delle informazioni sui costi e sulla regolamentazione. Ueda ha inoltre sottolineato che combinare i sistemi di IA con banche dati affidabili sui farmaci e con la supervisione umana potrebbe favorire scelte terapeutiche più appropriate.
Fonti: La Vanguardia.