Gli elettori della California stanno valutando la Proposition 40, una proposta che introdurrebbe la prima imposta patrimoniale negli Stati Uniti rivolta specificamente ai miliardari. La misura imporrebbe un prelievo una tantum del 5% sul patrimonio netto delle persone che erano residenti in California il 1° gennaio 2026, destinando la maggior parte del gettito all’assistenza sanitaria per i residenti a basso reddito e a compensare i tagli federali a Medicaid.

La proposta è diventata un importante banco di prova per le diverse concezioni sulla tassazione dei superricchi. L’economista Gabriel Zucman, dell’UC Berkeley e della Paris School of Economics, ha firmato insieme ad altri un’analisi secondo cui l’imposta potrebbe generare circa 100 miliardi di dollari per la California. L’economista di Stanford Joshua Rauh e Benjamin Jaros sono giunti alla conclusione opposta, sostenendo che la misura potrebbe finire per costare allo Stato 39 miliardi di dollari.

Zucman, Jasper Boll ed Emmanuel Saez stimano che i miliardari californiani possedessero circa 2.300 miliardi di dollari di ricchezza a metà del 2026. Hanno calcolato il potenziale gettito applicando l’aliquota del 5% e riducendo il risultato del 10% per tenere conto dell’elusione, dell’evasione e dei miliardari che potrebbero essersi trasferiti prima della data limite per la residenza. La loro analisi prevede inoltre effetti relativamente limitati sulle entrate esistenti derivanti dall’imposta sul reddito.

Zucman sostiene che le imposte sul reddito non catturino adeguatamente la ricchezza dei miliardari, perché i contribuenti facoltosi possono strutturare le proprie finanze in modo da dichiarare un reddito imponibile ridotto. A suo avviso, la Proposition 40 potrebbe ridurre le disuguaglianze, limitare l’influenza politica delle persone più ricche e fornire finanziamenti significativi ai servizi pubblici. Considera inoltre la misura un possibile punto di partenza per iniziative più ampie sulla tassazione patrimoniale negli Stati Uniti e a livello internazionale.

Rauh contesta le ipotesi alla base di quella stima. Afferma che almeno sette miliardari—tra cui Larry Page, Sergey Brin, Peter Thiel, Don Hankey, Steven Spielberg, Travis Kalanick e David Sacks—avevano già lasciato la California prima della scadenza del 1° gennaio. Stima che quei trasferimenti, da soli, potrebbero ridurre il gettito potenziale di circa 30 miliardi di dollari.

Zucman mette in dubbio che quelle persone abbiano effettivamente concluso la propria residenza fiscale in California. Sostiene che trasferirsi oltre i confini dello Stato non sia necessariamente sufficiente a modificare lo status fiscale di una persona, soprattutto perché la Proposition 40 è stata annunciata solo circa due mesi prima della data limite. Rauh sostiene che alcuni, tra cui Brin, abbiano probabilmente stabilito la residenza altrove con l’aiuto di consulenti professionali.

I due economisti divergono anche sulla probabilità di ricorsi legali. Rauh afferma che le disposizioni retroattive della misura, la tassazione dei beni detenuti fuori dalla California e la valutazione delle società private potrebbero sollevare obiezioni di natura costituzionale. La sua stima centrale presuppone che l’incertezza giuridica eliminerebbe circa metà del gettito rimanente dopo aver tenuto conto delle partenze, lasciando circa 30 miliardi di dollari.

Rauh e Jaros sostengono inoltre che altri miliardari potrebbero lasciare la California dopo l’entrata in vigore dell’imposta. Presumono che lo Stato perderebbe le future entrate derivanti dall’imposta sul reddito generate da queste partenze, potenzialmente per un periodo prolungato. Sommando tali perdite alla loro stima del gettito dell’imposta patrimoniale, concludono che la Proposition 40 potrebbe costare complessivamente allo Stato 39 miliardi di dollari.

Zucman respinge questo calcolo definendolo incompleto, perché include le potenziali perdite di gettito dell’imposta sul reddito associate alle future imposte patrimoniali, ma non considera le entrate derivanti da tali imposte. Sostiene inoltre che alcuni miliardari, tra cui Page e Brin, paghino relativamente poco in imposte sul reddito, il che significherebbe che la loro partenza potrebbe avere un effetto fiscale minore di quello suggerito dall’analisi di Rauh. Rauh risponde che le informazioni rese pubbliche non offrono un quadro completo dei pagamenti delle imposte sul reddito da parte dei miliardari e afferma che il suo approccio segue metodi standard per valutare le proposte fiscali.

L’eventuale partenza dei miliardari è legata anche al settore tecnologico californiano. La Bay Area rimane un importante centro per l’intelligenza artificiale, attirando nel 2025 tre quarti dei finanziamenti statunitensi per l’IA e più della metà dei finanziamenti globali per l’IA, secondo il Bay Area Council Economic Institute. Zucman sostiene che questa concentrazione di aziende, lavoratori e investitori potrebbe continuare ad attirare miliardari nonostante l’imposta.

I sostenitori della proposta hanno cercato di affrontare i problemi associati alle imposte patrimoniali in altri Paesi, comprese le scappatoie e il trasferimento dei contribuenti facoltosi. La Proposition 40 riguarderebbe le partecipazioni aziendali, comprese le quote di società controllate dai miliardari, e la sua struttura retroattiva una tantum mira a limitare la possibilità di evitare il prelievo trasferendosi altrove. La tenuta di queste disposizioni di fronte alle contestazioni legali e la loro capacità di impedire un esodo rimangono al centro della disputa.

Il dibattito ha suscitato una forte opposizione da parte delle persone facoltose. Secondo un recente articolo del New York Times citato nell’articolo, gli oppositori hanno contribuito con 333 milioni di dollari a un gruppo che mira a respingere la proposta. L’esito della misura potrebbe quindi influenzare non solo la politica fiscale della California, ma anche il più ampio dibattito nazionale su come tassare la ricchezza dei miliardari.

Fonti: NPR News.