La chemioterapia, in particolare le combinazioni a base di platino, rimane centrale nel trattamento del tumore ovarico. Tuttavia, i tumori possono differire per caratteristiche biologiche e molecolari, e i test che rilevano queste differenze aiutano sempre più a orientare le scelte terapeutiche, soprattutto quando la malattia si ripresenta e diventa resistente al platino.
Un bersaglio è il recettore alfa dei folati, o FRα, una proteina presente in quantità elevate su alcune cellule tumorali ovariche. Nel 2025, l’autorità brasiliana di regolamentazione sanitaria, Anvisa, ha approvato mirvetuximab soravtansine per le pazienti idonee con tumore epiteliale dell’ovaio, delle tube di Falloppio o peritoneale primario resistente al platino ed esprimente FRα, dopo una o tre linee di trattamento precedenti.
Mirvetuximab è un coniugato anticorpo-farmaco. Il suo anticorpo si lega a FRα sulle cellule tumorali e veicola un farmaco citotossico che interferisce con la divisione cellulare. Il trattamento richiede un monitoraggio specifico, anche per la possibile tossicità oculare, e sono necessari test per stabilire se il tumore presenti un’espressione sufficiente di FRα.
Nel 2026 Anvisa ha approvato un’altra opzione: pembrolizumab per le pazienti con tumore epiteliale dell’ovaio, delle tube di Falloppio o peritoneale primario resistente al platino i cui tumori esprimono PD-L1, con un punteggio positivo combinato pari almeno a 1. Viene somministrato con paclitaxel, con o senza bevacizumab, dopo una o due linee precedenti di trattamento sistemico. L’approvazione si è basata su uno studio nel quale, tra le pazienti con espressione di PD-L1, la combinazione ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto al trattamento senza pembrolizumab.
L’autrice dell’articolo, l’oncologa clinica Larissa Müller Gomes, osserva che l’immunoterapia da sola non aveva prodotto risultati costanti nella maggior parte delle pazienti con tumore ovarico. La nuova indicazione adotta un approccio combinato e, come mirvetuximab, dipende dall’identificazione di un biomarcatore.
Anche il sottotipo tumorale e altre caratteristiche molecolari possono influire sulle decisioni terapeutiche. L’articolo cita l’approvazione della FDA statunitense, nel 2025, di avutometinib con defactinib per un gruppo specifico: pazienti con tumore ovarico sieroso di basso grado recidivante, una mutazione di KRAS e un precedente trattamento sistemico. Cita inoltre le alterazioni di BRCA e il deficit di ricombinazione omologa come marcatori che hanno contribuito a stabilire l’impiego degli inibitori di PARP in pazienti selezionate.
Gomes sottolinea che le terapie più recenti non sostituiscono la chemioterapia e non sono adatte a tutte le pazienti. Le decisioni tengono conto anche dello stadio della malattia, del tipo di tumore, dei trattamenti precedenti, della risposta al platino, delle condizioni cliniche generali e dei risultati dei test molecolari. Con la crescente importanza dei test, l’analisi patologica, l’immunoistochimica e le analisi molecolari possono aiutare a determinare quali farmaci siano adatti al singolo tumore.
Fonti: CNN Brasil.