L’impunità per l’uccisione dei giornalisti è aumentata per la prima volta dal 2012, secondo un rapporto dell’UNESCO pubblicato lunedì 2 novembre in occasione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti.
Il tasso globale di impunità è aumentato di un punto percentuale, raggiungendo l’86%. La misura riguarda gli omicidi per i quali le indagini non hanno portato a una conclusione o sono ancora in corso. Di conseguenza, sei autori su sette restano al di fuori della portata della giustizia.
L’UNESCO ha affermato che le indagini e i procedimenti giudiziari relativi all’uccisione di giornalisti nelle zone di guerra restano particolarmente insufficienti. Mariya Gabriel, vicedirettrice generale dell’organizzazione per la comunicazione e l’informazione, ha dichiarato che l’UNESCO non è un tribunale, ma esercita pressione per contribuire a garantire che la giustizia sia fatta.
Il rapporto, pubblicato ogni due anni, registra la morte di 189 giornalisti, professionisti dei media e creatori di contenuti sui social media impegnati in attività giornalistiche nel corso del 2024 e del 2025. Quattordici delle persone uccise erano donne.
Le zone di conflitto hanno rappresentato il 67% delle vittime, comprese aree del territorio palestinese, dello Yemen e dell’Ucraina. L’UNESCO ha descritto questo dato come un importante cambiamento nell’ambiente globale di rischio per i giornalisti.
L’organizzazione ha inoltre riferito di un uso crescente di veicoli aerei senza pilota, o droni, in queste uccisioni. I droni sono stati coinvolti nel 26% di tutti gli omicidi di giornalisti registrati durante il periodo di due anni. Lo Stato di Palestina ha registrato il numero più alto di casi nel 2025, con almeno 32 uccisioni.
L’UNESCO ha aggiunto che i giornalisti continuano a essere uccisi nelle loro abitazioni o mentre indossano abiti che identificano la loro professione. Da quando ha iniziato a monitorare la questione nel 2006, l’organizzazione ha registrato 1.641 morti di giornalisti nel mondo, pari a una media di un decesso ogni quattro giorni.
Le cifre differiscono da quelle pubblicate dal Committee to Protect Journalists e da Reporters Without Borders. L’UNESCO ha attribuito le discrepanze alla difficoltà di valutare le circostanze delle morti mentre i conflitti continuano a evolversi.
Fonti: Le Monde International.