Le memorie di Angela Merkel, “Freedom: Memoirs 1954–2021”, offrono un resoconto dei suoi rapporti con Vladimir Putin, Donald Trump e Barack Obama, oltre a spiegare le ragioni alla base di alcune delle sue decisioni più discusse da cancelliera tedesca. Pubblicato in Brasile da Planeta, il libro, di circa 700 pagine, è stato scritto insieme alla sua storica consigliera Beate Baumann.
Un episodio della giovinezza di Merkel coglie il temperamento ponderato che avrebbe caratterizzato la sua carriera politica. La notte in cui il Muro di Berlino si aprì, nel 1989, la ricercatrice trentacinquenne in chimica quantistica seguì dapprima la sua solita routine, andando in sauna con un’amica. Solo in seguito si unì alla folla che attraversava il confine verso Berlino Ovest, per poi tornare a casa prima dell’alba, così da non arrivare in ritardo al lavoro in laboratorio.
Il racconto delle memorie sul rapporto tra Merkel e Putin è tra le parti più vivide del libro. Entrambi i leader potevano parlare la lingua dell’altro: Merkel aveva imparato il russo nella Germania Est comunista, mentre Putin aveva imparato il tedesco durante il periodo trascorso a Dresda come ufficiale del KGB. I loro scambi diretti permettevano loro di scambiarsi battute pungenti senza interpreti, anche se i loro incontri erano caratterizzati da intensi confronti psicologici.
Merkel ricorda di aver sostenuto lo sguardo di Putin durante quello che descrive come un “test del KGB”. Ripercorre anche un incontro del 2007 a Soči, in cui Putin portò nella stanza il suo grosso labrador nero, consapevole della sua annosa paura dei cani.
I suoi ritratti di Trump e Obama sono nettamente diversi. Merkel descrive Trump come un leader transazionale, attratto dai metodi autoritari e ostile alle istituzioni multilaterali. Obama, al contrario, divenne un alleato prezioso, superando le sue iniziali riserve nei confronti della sua retorica durante una visita a Berlino.
Merkel difende anche scelte controverse, tra cui il sostegno al gasdotto Nord Stream e la sua opposizione ad accelerare l’ingresso dell’Ucraina nella NATO nel 2008. Invece di offrire un mea culpa completo, le memorie presentano quelle decisioni come parte del suo approccio improntato alla moderazione e al compromesso. Il resoconto del suo operato potrebbe deludere i lettori in cerca di un’autocritica approfondita, ma i ricordi diplomatici costituiscono il materiale più incisivo del libro.
Fonti: Folha Mundo.