I sondaggi in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre indicano una “ondata blu” democratica, ma l’entità della vittoria resta incerta. I Democratici sono avanti di otto punti nella preferenza generica per il Congresso, un margine paragonabile a quello del 2018, quando riconquistarono la Camera ottenendo 41 seggi.

Il quadro del Senato è più complicato. I candidati democratici sono in vantaggio in Texas, Ohio, Iowa e Alaska—stati vinti agevolmente da Donald Trump nel 2024—ma i loro vantaggi sono esigui e rientrano nel margine di errore. Un piccolo errore nei sondaggi potrebbe quindi produrre risultati molto diversi, dalla conquista del controllo di entrambe le camere da parte dei Democratici a una vittoria limitata alla Camera.

L’incertezza ricorda quella delle elezioni presidenziali del 2016, quando i sondaggi sopravvalutarono notevolmente le prospettive di Hillary Clinton e Trump vinse in Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. In seguito, gli istituti di sondaggio riconobbero di non essere riusciti a cogliere le opinioni di alcuni elettori di Trump.

Charles Franklin, un sondaggista che dirige un istituto di sondaggi presso la Marquette University nel Wisconsin, afferma che gli errori nei sondaggi tendono a non essere distribuiti casualmente. Se i sondaggi sottovalutano i repubblicani in una corsa al Senato, potrebbero farlo anche in altri stati. Un errore sistematico condiviso può quindi influenzare diverse competizioni contemporaneamente.

I cicli elettorali recenti offrono esempi di questo schema. I sondaggi sopravvalutarono il sostegno ai Democratici nelle elezioni di medio termine del 2006 e del 2014, mentre sopravvalutarono il sostegno ai Repubblicani nel 2010 e nel 2018. Nelle elezioni presidenziali, i sondaggi sottovalutarono Barack Obama nel 2012 e Trump nel 2016, 2020 e 2024.

Franklin collega questi schemi a fattori nazionali come l’indice di approvazione del presidente, l’economia e gli atteggiamenti nei confronti della guerra in Iran. Questi fattori possono spingere le competizioni in tutto il paese nella stessa direzione. Quest’anno, la popolarità di Trump è descritta come ai minimi storici, tra le preoccupazioni per l’inflazione, i prezzi della benzina e l’andamento dell’economia. Franklin avverte inoltre che i sondaggi potrebbero attirare un numero eccessivo di Democratici desiderosi di esprimere la propria opposizione al presidente.

La Camera e il Senato sono esposti in modi diversi agli spostamenti nei sondaggi. Alla Camera, il vantaggio democratico nel voto generico è abbastanza ampio e costante da rendere necessario, per i Repubblicani, un errore nei sondaggi maggiore di qualsiasi errore registrato nelle ultime nove elezioni per mantenere l’attuale maggioranza.

Franklin stima che un guadagno democratico inferiore a 15 seggi sarebbe deludente, mentre un guadagno tra 15 e 20 seggi sarebbe plausibile. Un guadagno tra 20 e 25 seggi rappresenterebbe un risultato forte, e 30 o più seggi equivarrebbero a una grande notte per i Democratici.

I Repubblicani partono da un vantaggio al Senato. Dei 65 senatori i cui seggi non sono in palio quest’anno, 31 sono Repubblicani, e il vicepresidente J. D. Vance romperebbe una parità 50-50. Diverse competizioni combattute sono separate da meno di tre punti, il che significa che un errore simile a quelli registrati nel 2014 o nel 2020 potrebbe consentire ai Repubblicani di mantenere il controllo.

Se i sondaggi hanno sopravvalutato il sostegno ai Democratici, in particolare in stati tradizionalmente repubblicani come Texas e Kansas, i Repubblicani potrebbero mantenere il Senato. Se invece hanno sottovalutato i Democratici, il partito potrebbe conquistare la camera con 52 o 53 seggi. Secondo Franklin, entrambi gli esiti restano plausibili.

Una performance democratica nettamente superiore a quella indicata dai sondaggi potrebbe trasformare l’ondata prevista in una vittoria più ampia, portando in gioco i distretti vinti da Trump con più di 10 punti e minacciando roccaforti repubblicane come Kansas, Carolina del Sud e Mississippi. La decisione di Trump di fare campagna in quegli stati riflette risultati dei sondaggi inaspettatamente deboli in quelle aree.

Franklin avverte che questi scenari non dovrebbero essere considerati previsioni. Gli errori nei sondaggi possono variare da stato a stato, e i sondaggi non tengono pienamente conto del peso individuale degli uscenti, degli sfidanti o dell’attrattiva dei candidati.

Invece di concentrarsi soltanto sul fatto che un candidato sia avanti di uno o due punti, Franklin raccomanda di esaminare quanto differiscano i sondaggi all’interno dello stesso stato. Quando i sondaggi indicano direzioni opposte, la conclusione più chiara è che la competizione è altamente incerta. Il suo consiglio prima del giorno delle elezioni è semplice: gli elettori dovrebbero aspettarsi l’incertezza.

Fonti: El País Internacional.