Il sindacato italiano CGIL afferma che le nuove norme che consentono ai lavoratori di trasferire i risparmi pensionistici da un fondo all’altro potrebbero lasciarli con una somma sostanzialmente inferiore al momento del pensionamento, soprattutto se passano da un fondo negoziale e perdono il contributo del datore di lavoro. Le norme sulla portabilità sono entrate in vigore il 31 ottobre.

L’osservatorio previdenziale del sindacato ha confrontato i fondi negoziali, i fondi pensione aperti e i piani pensionistici individuali di tipo assicurativo, utilizzando gli indicatori di costo medi della Covip. La simulazione presuppone che un lavoratore guadagni 30.000 € lordi all’anno, versi annualmente 2.373 € tramite il trattamento di fine rapporto e i contributi personali e ottenga un rendimento annuo del 4% prima dei costi in tutte e tre le opzioni.

Dopo 35 anni, il saldo previsto è di 165.925 € in un fondo negoziale, 135.157 € in un fondo aperto e 121.553 € in un piano pensionistico individuale. La CGIL calcola che scegliere un fondo aperto comporterebbe 30.768 € in meno rispetto a rimanere in un fondo negoziale, mentre la differenza per un piano individuale sarebbe di 44.372 €. Il sindacato attribuisce il divario ai costi più elevati, che riducono anche i rendimenti maturati sui risparmi accumulati.

Un secondo scenario prevede un contributo annuo del datore di lavoro pari al 2%, ossia 600 €, versato esclusivamente nel fondo negoziale. In base a queste ipotesi, dopo 35 anni il saldo previsto raggiunge 207.878 € in tale fondo, contro 135.157 € nel fondo aperto e 121.553 € nel piano individuale. I divari risultanti sono rispettivamente di 72.721 € e 86.325 €. Secondo la CGIL, queste differenze riflettono sia i costi sia la perdita dei contributi del datore di lavoro e dei relativi rendimenti potenziali.

La controversia riguarda la possibilità che, in base alle nuove norme, i contributi del datore di lavoro seguano i lavoratori nei fondi aperti e nei piani individuali. La CGIL, la CISL, la UIL e 12 associazioni datoriali sostengono che siano ancora i contratti collettivi a stabilire a quali fondi debbano essere destinati tali contributi. La CGIL ha inoltre chiesto che siano fornite informazioni chiare sulle conseguenze finanziarie del trasferimento dei risparmi pensionistici. La segretaria confederale Stefania Filetti ha affermato che il trasferimento della posizione pensionistica individuale non comporta automaticamente il diritto al contributo del datore di lavoro.

Fonti: La Repubblica.