Commissione-per-il-futuro-del-counseling-e-della-psicoterapia/">la Commissione europea afferma che i trattati dell’UE vietano la discriminazione basata sulla nazionalità, diretta o indiretta, e che ogni eccezione deve essere interpretata restrittivamente. Sta monitorando il decreto italiano che fissa un numero massimo di studenti stranieri per classe, mentre la misura attende l’approvazione parlamentare.

Rispondendo a un’interrogazione del Partito Democratico (PD), la vicepresidente della Commissione Roxana Minzatu ha dichiarato che la Commissione avrebbe «seguito da vicino» gli sviluppi legislativi. L’Italia ha adottato il decreto il 1º ottobre, su iniziativa del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara; ora deve essere convertito in legge dal Parlamento.

Minzatu ha richiamato la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo cui i cittadini dell’UE possono invocare il divieto di discriminazione basata sulla nazionalità previsto dall’articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea nelle situazioni disciplinate dal diritto dell’UE. Il divieto si applica sia quando una norma distingue esplicitamente in base alla nazionalità, sia quando altri criteri producono lo stesso effetto nella pratica.

La discriminazione diretta può essere compatibile con il diritto dell’UE solo se i trattati prevedono espressamente un’eccezione, per esempio per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica, oppure in base a una disposizione specifica del diritto derivato dell’UE, ha affermato Minzatu. Tali eccezioni devono essere interpretate restrittivamente.

Nicola Zingaretti, capo della delegazione del PD al Parlamento europeo, ha descritto la risposta della Commissione come una bocciatura della politica del Governo Meloni. Ha sostenuto che assegnare un bambino a una classe anziché a un’altra non rientra nelle eccezioni indicate e ha chiesto il ritiro del decreto.

Zingaretti ha affermato che le scuole hanno bisogno di investimenti, non di quote, citando l’insegnamento dell’italiano agli alunni non madrelingua, i mediatori culturali, classi meno affollate, una maggiore diffusione del tempo pieno e misure per contrastare l’abbandono scolastico.

Fonti: La Repubblica.