La Corte costituzionale polacca è diventata il fulcro di un rinnovato confronto politico e giuridico. La sospensione temporanea della sua presidente e del vicepresidente ha innescato nuove accuse di condotta illegale e di colpo di Stato, nel contesto di una controversia sulla possibilità che i giudici nominati di recente assumano le loro funzioni.

La Coalizione Civica centrista e liberale del primo ministro Donald Tusk ha vinto le elezioni parlamentari del 2023 promettendo di ripristinare lo Stato di diritto dopo due mandati di governo del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS), guidato da Jarosław Kaczyński. Il governo di Tusk non è riuscito a ottenere le modifiche legislative che si era impegnato a promuovere, mentre il presidente Karol Nawrocki, eletto nel 2025, ha usato il suo potere per porre il veto alle leggi o ritardarne l’iter rinviandole alla Corte.

La Corte è composta da 15 giudici, eletti a maggioranza assoluta dal Sejm, la camera bassa del parlamento polacco, per mandati di nove anni. Da quando Tusk è entrato in carica, il parlamento ha scelto otto giudici per coprire i posti vacanti. Nawrocki ne ha insediati tre e non ha prestato giuramento agli altri cinque. I giudici hanno invece prestato giuramento davanti al presidente del Sejm. Un parere della Commissione di Venezia del 13 ottobre ha affermato che il presidente dovrebbe prestare giuramento ai giudici eletti dal parlamento.

La controversia immediata riguarda una misura provvisoria della Corte europea dei diritti dell’uomo, emessa a maggio, che imponeva alle autorità polacche di consentire ai nuovi giudici di svolgere le loro funzioni. Il viceministro della Giustizia Dariusz Mazur afferma che la presidente e il vicepresidente della Corte glielo hanno impedito. Il procuratore generale Waldemar Żurek ha aperto un’indagine penale sui due funzionari per presunto mancato adempimento dei loro doveri e venerdì ha chiesto che fosse revocata la loro immunità.

La giudice Anna Korwin-Piotrowska, il membro più anziano della Corte per anzianità di servizio, ha assunto la presidenza ad interim, ha sospeso temporaneamente i due funzionari e ha convocato un’assemblea generale per martedì. La legittimità della sua decisione e della procedura è ancora oggetto di contestazione. I sostenitori sostengono che i funzionari sospesi non dovrebbero decidere su una questione che li riguarda; altri si chiedono se la legge preveda questa possibilità.

Venerdì e fino alla mattina di sabato la controversia è arrivata in strada e all’interno dell’edificio della Corte. Entrambe le parti hanno chiamato la polizia per proteggere la sede, mentre politici e sostenitori si radunavano all’esterno. Quattro persone sono state arrestate. Nawrocki, che era in viaggio verso il Senegal, ha annunciato che stava tornando indietro. Verso l’una di notte è arrivato alla Corte e ha cercato di entrare con la forza, secondo quanto riportato dalla fonte. Żurek afferma che le azioni del presidente potrebbero essere state criminali. La presidenza, a sua volta, sostiene che tre giudici abbiano minacciato l’incolumità fisica del capo dello Stato.

Il governo di Tusk afferma che la destra sta facendo pressione sulla Corte e ha difeso la presenza della polizia. I partiti di opposizione e i loro sostenitori accusano il governo di aver orchestrato un colpo di Stato. La controversia è comparsa anche nei post sui social media di esponenti europei dell’estrema destra, di persone appartenenti al movimento MAGA negli Stati Uniti e dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev.

Il conflitto ha origine nel 2015, quando un parlamento guidato dalla Coalizione Civica nominò cinque giudici poco prima di perdere il potere, sebbene fossero disponibili soltanto tre posti vacanti. Il PiS scelse poi cinque giudici, benché avesse titolo a coprire soltanto due posti. L’allora presidente, Andrzej Duda, si rifiutò di prestare giuramento ai tre giudici regolarmente eletti e lo prestò invece ai cinque candidati del PiS. Le nomine contestate hanno alimentato dubbi sulla composizione della Corte e sulla legittimità di alcune delle sue sentenze.

La Corte ha deciso su casi di rilevanza politica, tra cui quello sull’aborto, e resta un’importante fonte di potere istituzionale. Il governo di Tusk considera viziata la sua composizione e non pubblica né attua le sue decisioni nella gazzetta ufficiale dello Stato. Con le elezioni parlamentari a meno di un anno di distanza, la controversia ha alzato la posta per entrambe le parti: il governo vuole che la Corte operi con i giudici appena eletti, mentre il PiS è favorevole a mantenere l’assetto attuale.

Esperti indipendenti hanno chiesto una soluzione basata sul consenso, che preveda giudici apartitici e una procedura di nomina pensata per bilanciare il potere politico. Mazur afferma che il governo aveva già proposto di richiedere una maggioranza parlamentare dei tre quinti per le nomine e di escludere i candidati che avessero ricoperto incarichi politici di alto livello nei quattro anni precedenti. Duda ha rinviato quel disegno di legge alla Corte, dove è rimasto bloccato. Da allora, i partiti di destra e i partner conservatori del governo hanno chiesto una riforma più ampia della Corte e del suo sistema di nomina.

Tusk ha respinto questa proposta. In un post pubblicato lunedì su X, ha affermato che il presidente dovrebbe riconoscere i giudici eletti dal Sejm e consentire loro di assumere le proprie funzioni, sostenendo che ciò potrebbe risolvere la controversia senza modifiche costituzionali.

Fonti: El País Internacional.