L'autore ricorda vividamente la fuga dalla polizia nella piazza Rossio di Lisbona il 12 ottobre 1973, un'epoca in cui la libertà di riunione non esisteva sotto la dittatura di Marcello Caetano. Avendo vissuto quell'era, in cui i manifestanti erano etichettati come "disobbedienti" e affrontavano una forza brutale da parte di ufficiali come il Capitano Maltez, egli afferma una chiara distinzione tra protestare in una dittatura e farlo in una democrazia. Suggerisce che a coloro che attualmente si definiscono anime tormentate dovrebbe essere chiesto dove si trovassero durante la rivoluzione del 25 aprile, sottolineando che il contesto delle azioni di oggi differisce fondamentalmente dal passato.
Mentre difende la libertà di espressione fino al punto di includere la libertà di offendere, l'autore sostiene che i diritti confliggenti richiedono un equilibrio piuttosto che un esercizio illimitato. Egli supporta l'analisi giuridica presentata da Vital Moreira, secondo cui installare tende implica l'appropriazione esclusiva dello spazio pubblico a scapito della libertà di circolazione di tutti gli altri. L'autore nota che nessuno ha il diritto di appropriarsi privatamente dello spazio pubblico senza una licenza statale o municipale, rendendo l'occupazione selvaggia incompatibile con il regime di uso comune.
Riguardo alla recente decisione del tribunale che ha permesso a Renata Cambra di allestire una tenda, l'autore chiarisce che la sentenza non stabilisce un diritto collettivo illimitato ad occupare spazi pubblici. Il documento di 78 pagine del giudice limita esplicitamente la portata alla situazione specifica della richiedente, proibendo l'occupazione permanente o strutture che influenzino significativamente l'uso da parte di terzi. Egli critica i partiti dell'opposizione e i manifestanti per aver inquadrato questo come una libertà assoluta, definendo tali affermazioni demagogiche.
Il testo sfida ulteriormente la narrazione secondo cui i manifestanti recenti fossero interamente pacifici, sostenendo che molti militanti hanno usato il pacifismo come maschera per provocare scontri con la polizia e cercare vittimizzazione. L'autore fa notare che l'intervento della polizia a Porto è avvenuto solo dopo giorni di ripetute richieste di rimuovere le tende, suggerendo che le proteste fossero preparate per lo scontro. Egli sostiene che l'abitazione fosse meramente un pretesto per la rivoluzione, con il nucleo radicale che rimaneva pacifico solo per tattica e non per convinzione.
Infine, l'autore mette in discussione la coerenza di coloro che hanno difeso il diritto di protesta di Cambra, chiedendo se supporterebbero azioni simili da parte di figure come André Ventura o gruppi come Reconquista in luoghi come Martim Moniz. Suggerisce che, sebbene il diritto di manifestare sia sacro, esso non prevale sugli altri diritti e nemmeno fini lodevoli giustificano qualsiasi mezzo. Il pezzo conclude rifiutando i confronti tra il contesto democratico attuale e il passato autoritario, notando la differenza tra affrontare il Capitano Maltez allora e l'Intendente Iúri Rodrigues ora.
Fonti: Observador.