La proposta di riforma del Codice della strada in Italia ha superato la Camera dei Deputati ed è all’esame del Senato. Il disegno di legge, promosso dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, prevede misure più severe per alcune infrazioni, ma il suo approccio complessivo è stato criticato perché potrebbe limitare l’efficacia dei controlli sulla sicurezza stradale.

I conducenti condannati per gravi infrazioni legate alla guida in stato di ebbrezza dovrebbero installare un dispositivo alcolock per un periodo da due a tre anni. Il dispositivo impedisce l’avviamento del veicolo se rileva la presenza di alcol. Per la guida sotto l’effetto di droghe, il disegno di legge modificherebbe la norma attuale: invece di richiedere la prova che il conducente fosse alterato al momento del controllo di polizia, potrebbe essere sufficiente un test antidroga positivo, se il Senato approvasse il testo senza modifiche.

La bozza aumenta anche le sanzioni per l’uso del telefono mentre si guida. Le multe attualmente vanno da 165 a 660 euro, oltre alla decurtazione di cinque punti dalla patente e alla possibile sospensione in caso di recidiva entro due anni. In base alla riforma, la sospensione potrebbe durare fino a 120 giorni. Tuttavia, i controlli continuerebbero a dipendere in larga misura dal fatto che gli agenti assistano direttamente all’infrazione o la accertino dopo un incidente, poiché il disegno di legge non prevede dispositivi di rilevamento elettronico.

Una sospensione di breve durata potrebbe essere applicata anche ad altre infrazioni, tra cui il sorpasso vietato, la circolazione contromano, la mancata precedenza o l’inosservanza dei semafori e l’uso improprio delle cinture di sicurezza o dei seggiolini per bambini. La misura riguarderebbe i conducenti con meno di 20 punti sulla patente fermati mentre commettono un’infrazione; secondo l’articolo, questo gruppo rappresenta circa il 2% degli automobilisti.

L’articolo mette inoltre in discussione le disposizioni che riguardano i giovani conducenti e l’eccesso di velocità. Per i primi tre anni, i neopatentati potrebbero guidare auto più potenti: il rapporto potenza/peso consentito salirebbe da 55 kW per tonnellata a 75 kW per tonnellata. Per le infrazioni ripetute per eccesso di velocità, rilevate entro un’ora sullo stesso tratto stradale e sotto la giurisdizione della stessa autorità, il disegno di legge consentirebbe di applicare una sola multa, aumentata di un terzo, anziché sanzioni separate.

Le regole sugli autovelox sono un altro punto controverso. Una sentenza della Corte di cassazione italiana del 19 aprile ha stabilito che la sola approvazione di un dispositivo non era sufficiente se questo non era stato anche formalmente omologato. L’articolo osserva che ciò potrebbe dare adito a contestazioni delle multe per eccesso di velocità. Si prevede inoltre che un prossimo decreto del Ministero dei Trasporti introduca restrizioni sui luoghi in cui installare gli autovelox, compreso l’obbligo di documentare che gli agenti non possono fermare i veicoli in sicurezza in quel punto.

Secondo i criteri proposti descritti nell’articolo, in genere gli autovelox non sarebbero consentiti sulle strade in cui il limite di velocità è inferiore di oltre 20 km/h al limite massimo standard previsto per quel tipo di strada. Nei centri urbani sarebbero vietati dove il limite è inferiore a 50 km/h. L’articolo afferma che questo potrebbe comportare la necessità di pattuglie di polizia, anziché di autovelox automatici, per far rispettare i limiti di 30 km/h nei pressi di scuole o ospedali.

Anche i Comuni dovrebbero motivare presso il Ministero dei Trasporti l’introduzione di nuove zone a 30 km/h. L’articolo sostiene che le velocità più basse riducono la gravità degli incidenti e cita una ricerca secondo cui, in una situazione di arresto improvviso, un’auto che viaggia a 30 km/h ha bisogno di 13 metri per fermarsi, rispetto ai 28 metri necessari a 50 km/h. Riferisce inoltre che a velocità più elevata il rischio di un impatto mortale con un pedone aumenta bruscamente.

La riforma riguarderebbe anche le norme sulla circolazione in bicicletta. Renderebbe inapplicabili le disposizioni introdotte nel 2020 sulle corsie ciclabili e sulle altre misure per le biciclette, in attesa di un nuovo regolamento che, secondo l’articolo, ne limiterebbe l’utilizzo. Nel complesso, la critica espressa è che il disegno di legge inasprisce alcune sanzioni, ma rende più difficile applicare determinate forme di controllo della velocità e le politiche a favore delle strade con limiti più bassi.

Fonti: Corriere della Sera.