Questa sera si è tenuta la settima edizione dei Premis Barcelona Restauració, che ha reso omaggio ai ristoranti di quartiere e locali in diverse categorie. Il riconoscimento onorario dell’evento è andato a Via Veneto, il ristorante di Sarrià-Sant Gervasi gestito dalla famiglia Monje.

Fishology, nell’Eixample, ha vinto il premio per la Qualità gastronomica. La giuria ha riconosciuto il recupero e la reinterpretazione delle tecniche ancestrali di conservazione, il contributo alla riduzione dello spreco alimentare e i piatti innovativi basati su prodotti stagionali e locali.

Arume, nella Ciutat Vella, ha ricevuto un premio per la sua integrazione nel quartiere. Da oltre un decennio il ristorante vi propone un menu giornaliero a prezzi accessibili, preservando al contempo l’eredità gastronomica e letteraria di Manuel Vázquez Montalbán. Sono state inoltre sottolineate la collaborazione con teatri e organizzazioni culturali, nonché il contributo all’occupazione locale.

Nectari, anch’esso nell’Eixample, ha vinto il Premio per la Sostenibilità grazie al suo approccio inclusivo, che comprende la creazione di quello che i premi descrivono come il primo menu della Catalogna adattato alle persone autistiche.

Il Premio per il Servizio è andato a Windsor, nell’Eixample, in riconoscimento di due decenni di attività basata su professionalità, attenzione personale, cura dei dettagli e coordinamento tra sala, cucina e cantina.

La Medusa 73, situato all’interno del Mercat del Ninot, ha ricevuto il premio per i ristoranti dei mercati di Barcellona. La sua offerta è nota per piatti come le specialità a base di riso e il pesce al forno, oltre che per il pesce fresco e i frutti di mare stagionali, che i clienti possono acquistare o consumare al mercato.

Via Veneto, fondato nel 1967, è stato scelto per il riconoscimento onorario in quanto uno dei ristoranti più emblematici di Barcellona. Il locale, che un tempo annoverava Salvador Dalí tra i suoi clienti abituali, ha avuto una stella Michelin ed è guidato da anni in cucina dallo chef David Andrés.

Fonti: La Vanguardia.